Giorgio Bracardi: il maestro dell’assurdo

È stato molto più di un comico: un inventore di linguaggi, un provocatore, un artista capace di trasformare l’assurdo in una forma irresistibile di comicità. Con la sua voce inconfondibile, le improvvise esplosioni verbali e la sua galleria di personaggi strampalati, ha lasciato un’impronta originale nello spettacolo italiano.

Dalla radio alla televisione, Giorgio Bracardi ha costruito un universo popolato da figure grottesche, tormentoni e invettive memorabili. Il suo umorismo non cerca necessariamente la battuta tradizionale: punta sul paradosso, sull’eccesso, sul ritmo incalzante e su quel gusto per il nonsense con cui ha anticipato molti linguaggi della comicità moderna.

Alto Gradimento è stato il suo laboratorio ideale, accanto a Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco. Da lì sono usciti l’improbabile uccellaccio Scarpantibus, il petulante Max Vinella, il nostalgico gerarca Ermanno Catenacci, con le sue manganellate, e il professor Marcellini, pronto a spedire tutti «in galeraaa!». Senza dimenticare il disperato grido «Patroclooo!» e le invettive di Malik Maluk.

Pianista e compositore, Bracardi ha portato la stessa follia in televisione, da Quelli della notte a Striscia la Notizia.

Scomparso il 12 ottobre 2026, a 93 anni, lascia un’eredità preziosa: la libertà di essere imprevedibili, irriverenti e magnificamente fuori dagli schemi. Perché Bracardi non si è limitato a far ridere: ha preso in giro le convenzioni, il potere e le nostre piccole manie. E lo ha fatto a modo suo, con una comicità che ha rappresentato un “unicum” nel panorama dello spettacolo italiano.

Italia – Belgio 0-2: Troppo brutti per essere veri!

Parte decisamente col piede sbagliato la nuova avventura di Roberto Mancini alla guida della nazionale italiana di calcio. Gli azzurri cedono in modo netto contro il Belgio nella prima partita valida per la nuova Nations’ League. Al di là del risultato, a preoccupare è l’assoluta pochezza tecnica e di gioco espressa dagli azzurri, per lunghi tratti in balia di un avversario pure lui alle prese conuna rifondazione dell’organico. A nostro avviso emblematico è stato l’errore da zero metro di Scalvini, promettente difensore dell’Atalanta che punta a tornare sui livelli pre-infortunio. Certamente un errore tecnico da principiante. Tuttavia ci si chiede perché quella palla sia capitata ad un giocatore di retroguardia e non sui piedi di chi i goal sarebbe preposto a realizzarli. Ai fini del risultato nulla sarebbe cambiato, ma la dice lunga sulla pochezza mostrata da quella che dovrebbe rappresentare la crem del calcio italiano.

Una sconfitta dolorosa che fa male e che apre nefaste prospettive di retrocessione nella cosiddetta serie B di questo torneo scomodo da un lato, ma nel quale è necessario ben figurare per guadagnare posizioni di vantaggio al momento della composizione dei gironi di qualificazione in vista dei grandi eventi.

Eventualmente Galliani: ecco cosa si muove nel calcio italiano

Adriano Galliani nuovo presidente FIGC? Una voce clamorosa, soprattutto a soli tre mesi dall’elezione di Giovanni Malagò, da molti considerata la figura adatta per rilanciare il calcio italiano. Cos’è successo allora? Facciamo ordine.

La vicenda prende le mosse già prima del giorno dell’incoronazione di Malagò. È un’iniziativa di Renato Miele, avvocato ed ex calciatore di buon livello dei primi anni ottanta, la cui candidatura è stata respinta per la mancanza dell’accredito richiesto dallo Statuto FIGC. Miele contesta immediatamente sia la propria esclusione, sia l’ammissione delle candidature di Malagò e di Giancarlo Abete.

Il Tribunale federale nazionale però, giudica il primo ricorso in parte infondato e in parte inammissibile e il 18 giugno  la Corte federale d’appello respinge il reclamo.

Dal momento dell’elezione di Malagò del 22 giugno il contenzioso riguarda anche gli effetti dell’evento stesso. Il nocciolo del contrasto è l’interpretazione del requisito e le conseguenze della sua inosservanza.

L’11 settembre scorso, poi, la Corte federale d’appello a sezioni unite respinge Un ulteriore reclamo di Miele riguardante la delibera assembleare del 22 giugno e gli atti collegati all’ammissione delle candidature. Il dato ridimensiona l’idea di una presidenza già travolta da una sentenza: nell’ambito dei procedimenti federali richiamati, le impugnazioni non hanno prodotto la decadenza di Malagò. La questione rimane comunque aperta. Se da un lato la procura federale guidata da Giuseppe Chinè ha proposto l’archiviazione dell’indagine sul mancato tesseramento, non considerando il mancato possesso materiale della tessera alla presentazione della candidatura un requisito indispensabile nei termini sostenuti dal ricorrente, la Procura generale del CONI ha seguito una strada differente. Dopo avere respinto inizialmente la richiesta proveniente dalla Procura federale, il 14 settembre archivia il procedimento sportivo, rimettendo però la documentazione agli organi del Comitato olimpico per valutare il comportamento della Federazione. In pratica la palla passa idealmente al CONI.

Per bocca dell’attuale presidente Luciano Buonfiglio, successore di Giovanni Malagò, il CONI ha deciso di approfondire la questione, stante le valutazioni del Procuratore Generale che ravvisano comunque l’irregolarità procedurale, per altro non imputabile aMalagò, proprio perché non tesserato. Il commissariamento rimane quindi un’ventualità.

In caso di decadenza del mandato di Malagò la Lega Calcio ha rinnovatol’appoggio al dirigente. Tuttavia alcuni club starebbero sondando la disponibilità di Adriano Galiani a gestire l’eventuale periodo di transizione, potendo contare su un vero uomo di calcio. Una figura, per altro, già in corsa proprio lo scorso aprile, ritirandosi una volta constatata la posizione dei club di serie A.

Daniel Maldini negativo al test anti-droga

All’indomani dell’incidente stradale che ha visto coinvolto il calciatore del Cagliari Daniel Maldini, figlio di Paolo, è circolata la notizia riguardante la presenza di sostanze stupefacenti nel sangue del ragazzo. Secondo i soliti ben informati, sarebbero state la ragione del sinistro causa del ferimento, fortunatamente di lieve identità, di cinque persone. In realtà l’ex attaccante di Milan e Atalanta è stato trovato positivo all’alcool test, tanto da aver subito il ritiro della patente di guida. A quel punto le indagini tossicologiche divenivano un atto dovuto, non certo un pretesto per trarre conclusioni partendo con analisi del tutto fuori luogo.

Nazionale italiana di calcio: ecco come inizia la nuova era Mancini

Sono trentaquattro i giocatori che Roberto Mancini ha convocato in vista delle prossime quattro partite di Nations’ League con cui il calcio italiano tenta l’ennesima rinascita della sua storia recente.

Come noto, la FIGC ha deciso di ripartire dall’ultimo tecnico capace di portare un alloro in bacheca. Ecco la sua prima lista dal rientro.

  • Portieri

    Carnesecchi (Atalanta), Donnarumma G. (Manchester City), Pessina (Bologna), Vicario (Juventus);

  • Difensori

    Ahanor (Crystal Palace), Bastoni (Inter), Calafiori (Arsenal), Coppola (Paris FC), Di Lorenzo (Napoli), Dimarco (Inter), Ghilardi (Roma), Kayode (Brentford), Kuadio (Monza), Mancini GL. (Roma), Scalvini (Atalanta);

  • Centrocampisti

    Barella (Inter), Cristante (Roma), Doumbia (Sporting Lisbona), Fagioli (Fiorentina), Frattesi (Lazio), Mandragora (Torino), Romano A., (Cagliari), Tonali (Tottenham);

  • Attaccanti

    Cambiaghi (Bologna), Esposito I (Sassuolo), Esposito II (Inter), Inácio (Borussia Dortmund), Kean (Como), Maldini D. (Cagliari), Raspadori (Atalanta), Scamacca (Atalanta), Vergara , Zaniolo (Udinese), Zoma (Norimberga).

È un autentico tour de force quello che attende gli azzurri con quattro partite in due settimane. Si inizia venerdì 25 allo Stadio Olimpico contro il Belgio, per trasferirsi tre giorni dopo a Bursa contro la Turchia. Dalla Turchia gli azzurri voleranno a Parigi per affrontare la Francia il due ottobre, chiudendo la serie degli impegni con la sfida di Bologna contro la Turchia.

Roberto Mancini ha dovuto rinunciare a Manuel Locatelli, Federico Chiesa e Marco Palestra tutti fuori per infortunio.

Alla fine ci salva l’Atalanta.

Ennesima impresa dell’Atalanta: l’ultima società italiana ad aver conquistato un trofeo continentale di prestigio.

È nn 4 a 1 destinato ad entrare nella storia del calcio quello inflitto dagli orobici davanti al pubblico amico ai tedeschi del Borussia Dortmund giunti a Bergamo forti del 2 a 0 della partita d’andata. Ora i ragazzi di Raffaele Palladino, che sulla carta avevano forse l’impegno più difficile, sono tra le sedici grandi d’Europa. Sognare per loro è lecito!

Contemporaneamente a Torino la Juventus sfiorava l’impresa chiudendo avanto per 3 a 0 e in inferiorità numerica i novanta minuti regolamentari contro il Galatasaray. Alla fine la fatica si è fatta sentire e, complice l’ormai usuale topica difensiva, i turchi hanno trovato la rete della tranquillità, bissata qualche minuto più tardi. I bianconeri, comunque, lasciano la competizione a testa alta e con qualche rammarico per i tanti errori gratuiti concessi agli avversari.

Alla fine solo l’Inter dominatrice in serie A esce in malo modo dal principale torneo continentale. E dire che al momento del sorteggio l’ambiente festeggiava l’accoppiamento con i norvegesi, certamente la meno nobile delle avversarie delle formazioni italiane!

Evidentemente rimane valida la massima di Johann Cruijff

secondocui ad entrare in campo non sono i milioni!