È stato molto più di un comico: un inventore di linguaggi, un provocatore, un artista capace di trasformare l’assurdo in una forma irresistibile di comicità. Con la sua voce inconfondibile, le improvvise esplosioni verbali e la sua galleria di personaggi strampalati, ha lasciato un’impronta originale nello spettacolo italiano.
Dalla radio alla televisione, Giorgio Bracardi ha costruito un universo popolato da figure grottesche, tormentoni e invettive memorabili. Il suo umorismo non cerca necessariamente la battuta tradizionale: punta sul paradosso, sull’eccesso, sul ritmo incalzante e su quel gusto per il nonsense con cui ha anticipato molti linguaggi della comicità moderna.
Alto Gradimento è stato il suo laboratorio ideale, accanto a Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco. Da lì sono usciti l’improbabile uccellaccio Scarpantibus, il petulante Max Vinella, il nostalgico gerarca Ermanno Catenacci, con le sue manganellate, e il professor Marcellini, pronto a spedire tutti «in galeraaa!». Senza dimenticare il disperato grido «Patroclooo!» e le invettive di Malik Maluk.
Pianista e compositore, Bracardi ha portato la stessa follia in televisione, da Quelli della notte a Striscia la Notizia.
Scomparso il 12 ottobre 2026, a 93 anni, lascia un’eredità preziosa: la libertà di essere imprevedibili, irriverenti e magnificamente fuori dagli schemi. Perché Bracardi non si è limitato a far ridere: ha preso in giro le convenzioni, il potere e le nostre piccole manie. E lo ha fatto a modo suo, con una comicità che ha rappresentato un “unicum” nel panorama dello spettacolo italiano.