Decreto scuola: inizia la rincorsa a Vannacci?

Un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi per evitare la formazione delle cosiddette “classi ghetto”, nelle quali le difficoltà linguistiche rischiano di rallentare l’apprendimento e di trasformare paradossalmente l’italiano quasi in una lingua straniera.

È una delle misure più discusse del nuovo decreto scuola approvato dal Governo. Ma, superato l’effetto dell’annuncio, la norma si presenta decisamente meno rigida.

Il limite, previsto dalle classi prime a partire dall’anno scolastico 2027-28, non riguarderà infatti indistintamente tutti gli alunni con cittadinanza straniera. Nella primaria resteranno fuori dal conteggio quelli nati in Italia o che abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; nelle secondarie, invece, non saranno conteggiati gli studenti che abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano.

E non finisce qui. Quando le iscrizioni renderanno impossibile rispettare il tetto, gli Uffici scolastici potranno distribuire gli studenti fra istituti vicini, tenendo però conto del domicilio e delle esigenze familiari. Dove anche questa soluzione risultasse impraticabile, entrerà in gioco il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano.

Insomma: tetto del 30% sì, ma accompagnato da porte, porticine e vie d’uscita.

E allora un dubbio, maligno quanto basta, sorge spontaneo. Non sarà che la destra meloniana, mentre Roberto Vannacci cresce nei sondaggi, abbia cominciato a inseguirlo sul suo terreno con provvedimenti dal grande impatto comunicativo ma dall’applicazione assai più morbida? La campagna elettorale è ancora lontana. Forse.

Il decreto Valditara è legge: Educazione Sessuo-affettiva solo previo consenso informato dei genitori.

Con 78 voti favorevoli e 38 contrari il Senato ha convertito in legge il ddl Valditara sul consenso informato a scuola. Il testo concerne l’insegnamento dei temi legati all’educazione sessuo-affettiva. D’ora in avanti le scuole secondarie di primo e secondo grado che intendano avviare attività o progetti riguardanti sessualità e affettività, dovranno acquisire il consenso informato scritto dei genitori, o degli studenti se maggiorenni. Per quanto riguarda la scuola primaria e dell’infanzia, invece, il nuovo disposto li vieta espressamente.

La legge vuole stabilire l’assoluta centralità della famiglia nel campo dell’educazione sessuo-affettiva dei figli, ristabilendo altresì il confine tra istruzione ed educazione. La scuola, infatti, continuerà ad assolvere al compito di istruire i ragazzi dal punto di vista scientifico, trattando la riproduzione sotto il profilo biologico nelleore riservate alle scienze.

La legge cerca altresì di stabilire dei criteri riguardanti le persone autorizzate a portare avanti gli eventuali progetti sessuo-affettivi, la cui realizzazione dovrà essere affidata a medici o psicologi, non ad influencer o figure simili.