Morro d’Oro: Sessantenne abbatte drone del vicino a fucilate. Denunciato.

Dal fastidio per un ronzio alle fucilate il passo è stato incredibilmente breve. Accade a Morro d’Oro, in provincia di Teramo, dove un sessantenne ha pensato bene di risolvere a modo suo un problema di vicinato: abbattendo a colpi di fucile il drone di un altro residente.

Quest’ultimo si stava esercitando con il velivolo radiocomandato nei pressi della propria abitazione quando l’apparecchio si è avvicinato alla casa del sessantenne. L’uomo, secondo quanto ricostruito, era esasperato dal ronzio che lo disturbava ormai da giorni. Così ha imbracciato il fucile, sparato e centrato il bersaglio.

Sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Notaresco, che hanno denunciato l’uomo per danneggiamento, ritirandogli cautelativamente due fucili regolarmente detenuti.

Una vicenda quasi surreale, che però solleva interrogativi seri: fino a che punto può spingersi la reazione a un disturbo? E quali diritti possiede chi pilota un drone?

L’ENAC regolamenta anche l’impiego ricreativo di questi apparecchi. Nella categoria aperta, generalmente utilizzata per i voli amatoriali, il drone deve rimanere visibile al pilota, non superare i 120 metri d’altezza e rispettare distanze di sicurezza, privacy e zone interdette. Sono inoltre previsti assicurazione e, salvo specifiche esenzioni, registrazione su d-flight e attestato di pilotaggio.

Insomma, il cielo non è terra di nessuno. Ma nemmeno un poligono di tiro.

Jannik Sinner: Stagione 2026 finita

La splendida vittoria conquistata sull’erba di Wimbledon è stato ufficialmente l’ultimo atto della stagione tennistica di Jannik Sinner. Da allora il fuoriclasse di Sesto Pusteria è ai box per curare il problema al ginocchio destro che, evidentemente, gli impedisce di scendere in campo. La decisione è arrivata all’indomani della diagnosi del Prof. Bertrand Sonnerydi Lione Cottet, il quale ha confermato la presenza della tendinopatia extra-articolare precedentemente diagnosticata.

Sinner ha avvertito il fastidio alla ripresa degli allenamenti dopo le vacanze post Wimbledon, con i primi controlli alla vigilia della partenza per la trasferta nordamericana. In questo periodo si è sottoposto ad un lungo ciclo di fisioterapia al J Medical di Torino, che si è prolungata fino a dopo gli US Open. Nel frattempo arrivava anche l’annuncio dell’altoadesino di non partecipare al Master Cinquecento di Pechino per portare a termine le cure e per iniziare la preparazione. Gli allenamenti proseguivano senza intoppi, con intensità sempre crescente, tanto da indurlo a confermare la sua partecipazione al Master Mille di Shanghai. Al momento di partire, però, il problema si è ripresentato: da lì la triste decisione.

Lo scopo del lungo stop, certamente doloroso in chiave agonistica, è quello di prevenire il rischio di recidiva – frequente – e di calcificazione che renderebbe il problema decisamente più grave. Jannik Sinner ha deciso di ragionare a lungo termine per il bene della sua carriera e per il bene dell’intero tennis italiano.

Basket: Pazza Virtus e Olimpiakos battuto 96-94

Serviva una notte quasi perfetta per battere i campioni d’Europa dell’Olympiacos, soprattutto se qualcuno ti considera la “Cenerentola” della compagnia. La Virtus Bologna ha trovato forse qualcosa di più al PalaDozza, al termine di quaranta minuti giocati senza paura e di un finale semplicemente folle: 96-94 e prima vittoria stagionale in Eurolega.

Le V nere partono a mille, chiudono avanti il primo quarto 33-30 e rispondono al tiro pesante dei greci attaccando con continuità il ferro. All’intervallo lungo l’Olympiacos mette appena il naso avanti, 49-50, ma Bologna riparte con coraggio e al 30’ conduce 75-70. Nell’ultimo periodo, però, i campioni in carica cambiano marcia: parziale di 10-0 e partita completamente ribaltata.

La Virtus non crolla. Aliou Diarra, monumentale sotto canestro con 18 punti e 14 rimbalzi, la tiene aggrappata alla partita fino all’incredibile volata conclusiva. Ndiaye firma una giocata da tre punti, Diarra replica e Bologna torna avanti. Mancano sei secondi quando Jean Montero penetra e realizza il canestro del 94-93 Olympiacos. Sembra la beffa definitiva.

Sembra, appunto. Ultimo possesso Virtus: palla a Marcus Carr, arresto da otto metri, in equilibrio precario, tiro disperato mentre il tempo muore. La sirena suona, la palla entra: tripla, 96-94. Il PalaDozza esplode. Due giorni dopo aver perso sulla sirena contro Milano, Bologna scopre quanto può essere meraviglioso trovarsi dall’altra parte del miracolo.

Italia: Ormai ci siamo

Sono trascorsi ormai sei mesi dall’infausta serata dell’eliminazione dai mondiali di Canada, Messico e USA per mano della Bosnia Erzegovina. Tanto, almeno sulla carta, sembra cambiato: un nuovoPresidente Federale – già in discussione – un nuovo assetto tecnico, pure questo insediato non senza polemiche e colpi di scena. Un monumento del calcio in carica per venti giorni, un progetto abortito per poi puntare su un ritorno: quello di Roberto Mancini, l’ultimo ad aver portato un trofeo nella bacheca FIGC: l’europeo del 2021. Dopo il trionfo è arrivata l’eliminazione da Qatar ’22 e la successiva fuga in Arabia del tecnico.

Ora Giovanni Malagò l’ha fortemente voluto, affiancato a “Sor” Claudio Ranieri per ripartire. E da stasera le chiacchiere stanno a zero: si ricomincia dalla Nations’League: quattro partite in undici giorni per disegnare il futuro. Si tratta di un torneo minore che tuttavia mette in palio punti ranking, posizioni di favore nei successivi gironi di qualificazione ai prossimi europei e, perché no: soldi e prestigio. Il Presidente Federale ha già fatto comprendere che i risultati sono necessari per ricostruire un’immagine che riporti sponsor e, di conseguenza, introiti.

Roberto Mancini sembra già conscio della missione a lui affidata. Parla di risultati e bel gioco. La sua prima rosa è un misto di vecchie conoscenze, speriamo in cerca di riscatto, e giovani rampanti, alcuni dei quali pescati nei campionati esteri e vogliosi magari di farsi notare dalla serie A. Non resta quindi che attendere, guardare e sperare di ripartire col piede giusto, sperando di non perdersi per l’ennesima volta dopo il campionato europeo.

Nazionale italiana di calcio: ecco come inizia la nuova era Mancini

Sono trentaquattro i giocatori che Roberto Mancini ha convocato in vista delle prossime quattro partite di Nations’ League con cui il calcio italiano tenta l’ennesima rinascita della sua storia recente.

Come noto, la FIGC ha deciso di ripartire dall’ultimo tecnico capace di portare un alloro in bacheca. Ecco la sua prima lista dal rientro.

  • Portieri

    Carnesecchi (Atalanta), Donnarumma G. (Manchester City), Pessina (Bologna), Vicario (Juventus);

  • Difensori

    Ahanor (Crystal Palace), Bastoni (Inter), Calafiori (Arsenal), Coppola (Paris FC), Di Lorenzo (Napoli), Dimarco (Inter), Ghilardi (Roma), Kayode (Brentford), Kuadio (Monza), Mancini GL. (Roma), Scalvini (Atalanta);

  • Centrocampisti

    Barella (Inter), Cristante (Roma), Doumbia (Sporting Lisbona), Fagioli (Fiorentina), Frattesi (Lazio), Mandragora (Torino), Romano A., (Cagliari), Tonali (Tottenham);

  • Attaccanti

    Cambiaghi (Bologna), Esposito I (Sassuolo), Esposito II (Inter), Inácio (Borussia Dortmund), Kean (Como), Maldini D. (Cagliari), Raspadori (Atalanta), Scamacca (Atalanta), Vergara , Zaniolo (Udinese), Zoma (Norimberga).

È un autentico tour de force quello che attende gli azzurri con quattro partite in due settimane. Si inizia venerdì 25 allo Stadio Olimpico contro il Belgio, per trasferirsi tre giorni dopo a Bursa contro la Turchia. Dalla Turchia gli azzurri voleranno a Parigi per affrontare la Francia il due ottobre, chiudendo la serie degli impegni con la sfida di Bologna contro la Turchia.

Roberto Mancini ha dovuto rinunciare a Manuel Locatelli, Federico Chiesa e Marco Palestra tutti fuori per infortunio.

Nazionale: si riparte da zero!

Meno di venti giorni. Tanto è durato il tentativo del duo Paolo Maldini – Leonardo di dar vita ad un progetto tecnico per riportare in alto il calcio italiano. I due ex dirigenti e bandiere del Milan hanno comunicato la loro decisione irrevocabile in seguito al passo indietro di Andrea Pirlo, l’allenatore individuato da entrambi, finito nella bufera per ragioni extra calcistiche. Evidentemente l’ex Capitano azzurro ha ravvisato nella mancata difesa della sua scelta un attacco a quell’autonomia decisionale “condicio sine qua non” per cui aveva accettato la proposta del nuovo Presidente Federale Giovanni Malagò.

A questo punto si riapre il toto nomi per la conduzione tecnica della nazionale azzurra. Voci danno come favorito Roberto Mancini, l’ultimo allenatore ad aver portato in Italia un trofeo.

Comunque tra nomine, rinunce e intromissioni è un momento triste e caotico per il calcio italiano.

Il sogno di Giovanni Malagò: l’accoppiata Conte – Maldini

Parte all’insegna dell’ambizione la presidenza FIGC di Giovanni Malagò. Il primo obbiettivo è dare una guida tecnica credibile alla Nazionale: non solo a quella maggiore, ma all’intero movimento. Per il ruolo di Commissario Tecnico l’ex Presidente CONI sta tentando di riportare Antonio Conte sulla panchina azzurra. Il tecnico salentino aveva già ben impressionato nel biennio 2014-2016 uscendo ai calci di rigore nei quarti di finale dell’Europeo di Francia 2016, nonostante una rosa non certo di primissimo piano. Tuttavia in quell’edizione gli azzurri sono riusciti a mettere sotto formazioni ben più accreditate come Spagna e Belgio.

Malagò non si ferma, però. La prima squadra dovrebbe divenire il risultato finale di un progetto complessivo da affidare ad un direttore tecnico di spessore. Per questo ruolo l’attuale numero uno del calcio italiano si è rivolto a Paolo Maldini, fuoriclasse in campo e ultimo dirigente ad aver vinto uno scudetto al Milan, società che lo ha scaricato senza riguardi un anno più tardi. Voci molto accreditate rivelano che l’ex capitano azzurro stia valutando seriamente la proposta di Malagò. Un freno? Il desiderio di tornare al suo Milan, cosa al momento possibile solo nel caso in cui l’attuale proprietà trovasse un compratore che metta sul piatto la classica “proposta che non si può rifiutare”.

Alla luce delle ultime mosse di mercato milaniste, questa sembra una possibilità remota. Quindi Maldini in azzurro? I prossimi giorni porteranno una risposta.